Una delle caratteristiche del tecno-kitsch è la scarsa considerazione per l’originalità e la peculiarità dell’opera d’arte, nella convinzione che la tecnologia digitale porti una sorta di “valore aggiunto”: è il caso di alcune applicazioni interattive, che consentono di modificare l’opera d’arte senza alcun rispetto per il lavoro dell’artista, un procedimento caratterizzato da formule ingenue ed illusorie come “mettere le mani sull’opera” o “diventa anche tu artista”.
Ne abbiamo un esempio nell’app che consente di agire sulla Notte stellata di Van Gogh modificando in tempo reale i tracciati coloristici del cielo o la forma degli alberi:
A proposito di Van Gogh, va considerato che si tratta di uno degli artisti maggiormente sottoposti all’attacco del tecno-kitsch, come del resto altri nomi blockbuster del circuito turistico-commerciale (Caravaggio, Vermeer, gli Impressionisti, Dalì e altri) che evidentemente sono percipiti come stereotipi della figura dell’artista. Ad esempio, ecco disponibile un’app per la trasformazione delle sue opere in puzzle digitali da giocare su smartphone.

Uno dei prodotti digitali dove l’interattività è centrale sono ovviamente i videogiochi, dove riscontriamo una forma particolare di tecno-kitsch: la “nostalgia del passato”, una tendenza che va attribuita senz’altro all’intento di nobilitare un settore culturale a lungo considerato di serie B, ma dove il riferimento al contesto storico-artistico si riduce al semplice inserimento nel gioco di un elemento prestigioso del passato, senza incidere sulla struttura ludico-narrativa. Ne è un esempio The Procession to Calvary, dove le scenografie sono costituite da dipinti del tardo Rinascimento:
o anche Grand Theft Hamlet che narra di due attori disoccupati i quali mettono in scena la tragedia di Shakespeare all’interno del videogioco ultra violento Grand Theft Auto Online; o ancora il videogioco prodotto dalla Royal Shakespeare Company dove la vicenda di Macbeth è collocata nel contesto di una fantomatica guerra in Iran.