La possibilità – grazie ai linguaggi di programmazione e allo sviluppo dei programmi di grafica – di rendere dinamici i testi digitali è spesso alla base di operazioni tecno-kitsch fondate sulla “messa in moto” del patrimonio culturale del passato, come se i capolavori della pittura fossero morti, in quanto fermi, mentre il semplice movimento sarebbe in grado di dar loro nuova vita.
Ne abbiamo un esempio in questo video, prodotto dal quotidiano spagnolo “El Pais”, che propone l’attivazione dinamica di alcuni capolavori del Prado:

In un sito dell’autore, questo procedimento viene descritto con un piccolo gioiello di motivazione tecno-kitsch:

In questa interpretazione di Rino Stefano Tagliafierro la bellezza è riportata alla forza espressiva di un gesto che egli scaturisce dall’immobilità del quadro, animando un sentimento sottraendolo alla fissità museale. Come se in quelle immagini che la storia dell’arte ci ha consegnato fosse congelato un movimento che l’oggi può rivitalizzare grazie al fuoco dell’inventiva digitale.

Gli esempi di questo tenore non mancano: ad esempio i Musei Reali di Belle Arti Bruxelles pubblicano, in collaborazione con il Google Cultural Institute, un video con la “messa in moto” de La caduta degli angeli ribelli di Bruegel

Va notato che sono spesso le istituzioni culturali, anche di prestigio, a sperimentare incautamente le novità digitali senza un’accorta valutazione dei loro risultati estetici né della effettiva funzionalità comunicativa delle applicazioni digitali, promuovendo disinvolte manipolazioni che finiscono per privilegiare una spettacolarizzazione superficiale che di fatto mette in secondo piano l’unicità e originalità delle opere d’arte.


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