Uno dei campi in cui il tecno-kitsch si manifesta è la multimedialità, nel senso dell’inserimento di elementi figurativi di diversa origine, e comunque qualificati come “artistici” e/o “culturali”, in un contesto completamente spurio e diverso da quello di origine. In questo il tecno-kitsch segue le orme delle teorie “classiche”, le quali individuavano nella contaminazione, nel pastiche, nelle ibridazioni più o meno riuscite uno degli elementi caratterizzanti del kitsch.

Concretamente, il tecno-kitsch multimediale si manifesta nell’accostamento forzato e incongruo di un prodotto tecnologico ad un’opera d’arte, con l’intento di generare un “effetto artistico” a scopi nobilitanti. Vediamo alcuni esempi di questo procedimento.

Il televisore che “diventa arte”

Un caso esemplare è l’accordo tra Samsung e il MoMA, che prevede di proiettare su uno schermo televisivo di ultima generazione – quando è in pausa – alcuni celebri dipinti del museo, e dove il tocco kitsch emerge soprattutto dalla brochure che accompagna il progetto, in cui si legge che “il TV […] si trasforma in un’opera d’arte”. Ecco alcune immagini esemplificative tratte dal sito Samsung Newsroom Italia:


Il selfie della Venere del Botticelli

Altro esempio, la ormai famigerata Venere di Botticelli in abiti moderni che si fa un selfie in piazza San Marco (dal sito Italia.it):

Passeggiata automobilistica tra le opere d’arte

Più ammiccante, ma sulla stessa linea, lo spot promozionale della casa automobilistica Lexus, un classico tentativo di utilizzare l’arte come segno di prestigio socio-economico: l’automobile percorre le strade di una città immaginaria dove appaiono (totalmente fuori contesto) opere di Vermeer, Koons, Mondrian, Van Gogh, Seurat, Hopper.